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Altri siti di interesse storico ed archeologico

 Monte Santo

Compreso nel territorio di Maierato è anche Monte Santo, un tempo casale della Rocca e poi motta ( luogo fortificato munito di castello, costruito sulle alture per difendersi dagli attacchi di eventuali predatori). Il suo nome è presente in molte scritture e compare per quanto è dato di sapere, per la prima volta nel 1456 nel volume V,  II  serie delle Fonti Aragonesi di Bianca Mazzoleni, Registro delle Polizze del sale. Nello stesso volume figura anche nel Registro delle Polizze de li foculeri: tassa speciale sui fuochi cioè sulla famiglia. E' ricordato dal Barrio nella sua opera " de Antiquate et situ Calabriae": Montesantum tenuia castella cum spectato melle; in montibus lapis phrigius nascitur  (Montesanto, piccolo castello dal miele eccellente; nei monti sorgono le pietre frigie). Barrio monaco di Francica, asserisce  di averlo visitato personalmente e di essere stato rimasto colpito a causa di una abilissima artigiana di nome Angela:  " in Montesanto vi è una donna di nome Angela, la quale tesse le vesti intere nel telaio, ad esempio, indumenti, mantelli, calzoni, calze e copricapi. Io stesso la vidi e allo stesso modo vidi alcuni suoi lavori", Alcune delle confezioni di Angela erano destinate per il corredo degli ufficiali nelle guarnigioni militari di stanza non solo nella regione ma anche in altre.  Il piccolo borgo rurale fu sempre abitato da un numero esiquo di persone, come asserisce Girolamo Marafioti nelle Croniche et Antichità di Calabria: " Montesanto castello di pochi cittadini abitato, in questi monti si ritrovano le pietre frigie, le quali producono ogni mese i fonghi". Il villaggio pur nel suo piccolo fu  parrocchia sotto il titolo di Santa Maria dell' Assunzione, pastoralmente visitata nel maggio del 1698 dal Vescovo di Mileto Mons. Domenico Antonio Bernardini, che vi ritornò poi il 20 giugno 1711: "Discendendo da Panaia ( Filogaso), a cavallo, giunse al castello di Monte Santo  e alla sua Chiesa Parrocchiale sotto il titolo di S. Maria dell' Assunzione...".  Ricordato da Fiore  nella Calabria illustrata, risulta che Montesanto ebbe un convento di Carmelitani, il quale unitamente al villaggio fu interamente distrutto in seguito al terremoto del 28 marzo 1783: " Montesanto, Monastero edificato, se non mentisce l' invecchiata tradizione, per mandamento della medesima vergine, la  quale comparsa visibile ne dissegnò il luogo in un piano circondato da' Monti, ed è vero, poichè, nè tempi più in quà, essendosi tentato di trasportarlo sulla cima di un di quei Monti, come luogo più acconcio; non è stato mai possibile; rovinando di notte la fabrica, qual si fosse alzata di giorno".Nel Catasto Onciario dell' anno 1743, volume 6673, troviamo il Convento sotto il titolo di Santa Maria della Grazia. Nel 1754, nel Catasto Onciario volume 6669, il Convento è sotto altro titolo e risulta dedicato a Santa Maria del Carmine, con la famiglia conventuale rappresentata dai seguenti monaci:Fra Tommaso Maria Boni Fra Michele Marrari Sacerdote, Fra Angelo Casalenuovo Sacerdote, Fra Giuseppe Moro Sacerdote,Fra Stefano Doria Laico,Fra Matteo Jacucci Laico, Fra Giovanni Luceno Laico,Fra Giuseppe Cosentino Laico, Fra Domenico Suppa Terziario, Antonio Galliano Servitore. Il 27 marzo del 1638 un terribile terremoto sconvolse l' intera Calabria. Monte Santo quasi raso al suolo, insieme agli altri casali della Rocca ( situta ad est di Maierato ed attualmente disabitata), soffrì  la perdita di 20 anime. A questa catastrofe simica ne seguì un altra, quella del 5 novembre1659. Nel piccolo borgo rurale, rimasero sotto le rovine 8 persone e le case dirute furono 19. Nel marzo del 1783 l' intero territorio di Monte Santo, allora aggregato da circa un decennio a Maierato, insieme a Capistrano, fu devastato da un violento terremoto, tanto da essere stato definito " u flagellu". Il terremoto sconvolse tutta la Calabria, distruggendo 200 paesi e mietendo circa 30.000 vittime. Dell' antico abitato oggi rimangono soltanto pochi ruderi, ma che un tempo erano pieni di vita e sono oggi un pezzetto della nostra storia.

bibliografia: Maierato un paese di ieri nella realtà di oggi Antonino Cugliari

Macherato  di Giuseppe Greco

Le volontarie scn 2007/2008

Pimene

Pimè era un piccolo villaggio rurale ricadente nella vasta giurisdizione di Rocca Angitola di cui fu pertinenza e casale. Sorse in epoca bizantina e fu abitato da gente prevalentemente dedita alla pastorizia e al allevamento del bestiame. In fatti come si deve intendere dal suo toponimo chiaramente greco, il villaggio pare abbia preso il nome da qualche stazzo o dimora di pastori. Barrio monaco di Francica, ne derivò l' origine etimologica nel verbo greco “pimeno”, che tradusse con pascolo il gregge come risulta nella sua opera “De antiquate et situ Calabriae”: “ ...Suntque pagi Macheratum et Pimenum a pimeno verbo Graeco quod pasco grecem significat...” ( e vi sono i due villaggi di Macherato e di Pimeno che significa pascolo il gregge).Menzionando la Rocca li cita anche il Marafioti nelle croniche et Antichità di Calabria: “ ... nei circonuincini luoghi sono due casali, cioè Macherate e Pimene...”. E sono anche presenti nella Calabria Illustrata di Giovanni Fiore:” ....  Le soggiacciono due villaggi, Pimene e Macherate co' quali contribuisce alla Regia Casca, per 202 Fuochi...”. Il suo nome Pimene, Pimeno, Piemeni o Pimani, conosciuto con la forma abbreviata di Pimè, è presente in molte scritture e compare per la prima volta con riferimento alla “ raccolta delle decime vaticane effettuata il 3 aprile 1324 in castro Roccae”. Il villaggio pur nel suo piccolo fu parrocchia sotto il titolo di S. Maria della Grazia, pastoralmente visitata in data 27 gennaio 1674 dal Vescovo di Mileto mons. Diego Castiglione Morelli: “... Visitavit Ecclesiam Parrocchialem e e jusdem loci, sub vocabulo S. Mariae Gratiarum... et interim universitas ejusdem Casalis...” Tale chiesetta fu dotata di alcune cappelle,le quali risultavano essere intitolate al Santissimo Sacramento, al Santissimo Rosario, a San Francesco di Paola. Le cappelle o cappellanie costituivano benefici a favore di ecclesiastici e per come si evince dalle liste di carico dei beni sacri dell' anno 1792 (Greco), erano tutti a favore del parroco Don Domenico Addessi, di Pizzo. Nella visita pastorale del 25 gennaio 1706, di Mons. Domenico Antonio Bernardini, risulta che non molto distante dall' Ecclesiam Parrocchialem”( chiesa S. Maria della Grazia) ne sorgeva un' altra sotto il titolo di Santa Maria dell' Indirizzo con annessa omonima cappellania “ ...l' Ecclesiam de S. Maria de Indirizzo... circumferentis Pimenij”. Oggi di tale chiesa rimangono soltanto i ruderi, all' interno dei quali i devoti , a ricordo dell' antico luogo di preghiera, hanno fatto costruire una edicola con l' immagine della Madonna.Quasi accostata alla chiesa, vi è tuttora una fontana risistemata e adattata ad abbeveratoio. Tra il 1702 e il 1717, con Regio Decretò del viceré spagnolo il casale di Pimene e la Rocca Angitola furono aggregati a Maierato allora comune autonomo,come risulta dalla contabilità dei fuochi della provincia di Calabria Ultra e dagli Atti del Collaterale. L' intero villaggio di Pimè, ampiamente danneggiato dai terremoti del 1638 e del 1659, fu completamente raso al suolo dal terremoto del 1783, in cui perse la vita un ragazzo.Il 4 novembre  1820 il villaggio di Pimè venne dichiarato deserto  dall' Autorità Ecclesiastica e di conseguenza fu soppressa anche la Parrocchia.Il piccolo borgo rurale fino a pochi decenni fa era abitato da alcuni contadini al punto che nel contesto vi sorgeva una scuola elementare pluriclasse, ed oggi non più funzionante. Come si racconta dalla bocca di qualche persona anziana, nei pressi vi sono i resti di un antico casato gentilizio che appartenne ad una nobile famiglia ormai quasi estinta, su cui circolano voci che sembrano avere più del leggendario che dello storico.

Piana degli Scrisi

casino marchese gagliardi

 

Interessantissimo è il patrimonio archeologico presso la  Piana degli Scrisi, con un artistica fontana detta appunto degli Scrisi, l’ interessantissimo monumentale portale un tempo elegantissima dimora dei  marchesi Gagliardi e  la scoperta di una necropoli greca esistente in località Urmaru 

(sull’ estrema propaggine della Piana degli Scrisi), come riporta  ampiamente la Gazzetta del Sud del 22-25 novembre e del 12 dicembre 1986. La località ubicata appena fuori dal paese, con

l’ ampia veduta del Golfo di Sant’ Eufemia, con il mare di Pizzo, e con sullo sfondo, oltre il promontorio di Tropea e la visione incantata dello Stromboli, per la sua posizione strategica doveva essere nell’ antichità al centro di un fertile comprensorio. Infatti l’ apprezzamento è correlato al rinvenimento di materiali che riconducono alla presenza di una villa di epoca romana. Molto importante la presenza delle sepolture che stanno ad indicare l’ esistenza, nei pressi della villa, di un’ area di necropoli dove venivano seppelliti gli abitanti del complesso rurale (I materiali recuperati si datano tra il IV  ed il III secolo a.C. e fanno pensare ad un agglomerato di tipo italico tenuto conto che in questo periodo si conoscono diversi esempi analoghi).Questo si verificava perché l’ insediamento distava dal centro abitato di riferimento più importante che in questo caso era la colonia di Valentia, e pertanto si rendeva necessario essere autonomi per qualsiasi cosa, quasi che l’ insediamento in campagna, fosse un piccolo villaggio autosufficiente. In fatti la villa rustica su Piana degli Scrisi tenuto conto della vocazione agricola della zona ancora oggi famosa per la particolare fertilità, costituiva il centro dello sfruttamento agricolo della terra, dove un ricco proprietario risiedeva e guidava in maniera razionale un gruppo di persone che si dovevano occupare della lavorazione della terra. Costoro venivano chiamati i mezzadri, per lo più zappatori, ossia coloro che mettevano la loro opera al servizio dei latifondisti o dei massari. (Il titolo di massaro veniva attribuito ai propretari di terreni fertili e pianeggiati della zona alta del paese comunemente detta "'a chiana" e denominati appunto "massari chianoti", mentre coloro che abitavano nella zona bassa del paese venivano chiamati contadini " vascioti", ossia coloro che coltivavano le terre collinari meno fertili della "vascia".All' interno del paese chianoti e vascioti, si distinguevano anche dal modo di vestire: i chianoti indossavano pantaloni e giacca di tela castoro, camicia bianca di lino, cappello di panno e scarpe di cuoio;le donne chianote portavano "u iuppuni o spinzaro ( corpetto)," 'a suttana, u faddali ( grembiule) e tuvagghia di faglia ( tovaglia da testa di seta); I vascioti indossavano pantaloni e giacca di fustagno e scarpe di corame, mentre le donne portavano 'u dubrettu ( larga gonna  da raccogliere sul retro sul fondoschiena a modo di contenitore), suttana  ( gonna), faddali, un corpetto su camicia bianca con maniche staccabili, tovaglia di cambriccu.)Oggi potremmo definire la villa una piccola azienda agricola, data dal fatto che quanto vi si produceva non era solo destinato ad essere consumato all’ interno della villa, ma veniva immessa sul mercato per procurare guadagni. La circolazione di merci avveniva attraverso la principale arteria stradale della regione calabrese la via Annia- Popilia che nel periodo romano si chiamava Bruzio. La strada metteva in comunicazione la capitale

dell’ impero di Roma, con lo  stretto di Messina e quindi la Sicilia. La Piana degli Scrisi attraversata in buona parte dalla via Annie – Popilia costituisce un  percorso di crinale che attraversa appunto la località per poi scendere verso il fiume Angitola. Nel 1571 Barrio monaco di Francica nella sua opera “De antiquate et situ Calabrie” descrive l’ Angitola come un luogo fertile dove crescono in abbondanza uccelli e selvaggina, in particolare parla di una fiera che aveva luogo a Gigghiolu sotto la Rocca l’ 8 Settembre giorno della Natività della Vergine, poi quando la Rocca rimase disabitata detta fiera passò sulla piana degli Scrisi, per cui dal nome della località prese il nome “fiera degli Scrisi”. Fu trasferita infine come altra ricorrenza a Maierato dove oggi la si fa alla vigilia della terza domenica di Settembre, in occasione della festa in onore a Maria SS della Provvidenza e a San Francesco D’Assisi.

 

Servizio Civile Nazionale

                         

Ufficio iat - Informazione ed Assistenza Turistica

                              

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