L'opinione
Fogli, puntini e sante alleanze | Fogli, puntini e sante alleanze |
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Di Mario Roperto Il professore mostrò ai discenti un foglio di carta bianca con al centro un puntino nero e chiese: cosa vedete? Tutti risposero di aver visto un puntino nero. Eppure il foglio bianco su cui 1'individuato puntino nero figurava era ben più grande ed appariscente. Un paradosso, un'illusione ottica, forse; ma, di sicuro, un travisamento, per quanto involontario, della percezione della realtà: che andava sì completata con quel particolare palesemente marginale, ma recepita nella sua completezza, indispensabile per un conseguente giudizio fondato ed attinente. Seguendo le tortuose vie di un inestricabile processo logico del subcosciente, l'episodio ritorna alla mente a proposito dell’attualissima dibattuta-questione dell'individuazione, singola o plurima, dei santi da porre a garanzia delle "magnifiche e progressive" sorti future del territorio provinciale vibonese. Ed al quale ha fatto seguito una sarabanda dissonante, che, superando i confini locali, ha impegnato persino professionalità ed intelligenze nazionali solitamente aduse a spendersi per ben più nobili dispute che non per il confronto tra politici vibonesi, a causa delle loro contrastanti opinioni sulla scelta del miglior santo protettore possibile per questa nostra sfortunata provincia. Le molteplici critiche spesso ben condite con facile ironia hanno così riportato Vibo agli onori delle cronache nazionali nel solco di una ormai consolidata tradizione di esaltazione dei suoi primati negativi. Nulla in contrario, per carità. Sarebbe come pretendere di mettere la museruola alle libertà democratiche. O, peggio ancora, osare disconoscere i benefici dello stare, comunque, in evidenza,che, proprio di recente, ha trovato, in una martellante e costosa campagna pubblicitaria denigratoria della "calabresità"; il suo momento di maggior fulgore in estensione del vecchio impudente adagio del parlatene male purché ne parliate. Si sa, solo chi non fa non viene giudicato. E, vivaddio, almeno questa volta, le istituzioni vibonesi restano davvero esenti da una simile severa censura. L'importanza dell'argomento, la vivacità del dibattito, la passionalità delle motivazioni, la saldezza delle posizioni, testimoniano un impegno indiscutibilmente encomiabile, che, ed ecco il punto, avrebbe richiesto un'analisi critica almeno scevra dagli eccessi procurati da paradossi del tipo evidenziato in apertura. Una visione più attenta e complessiva della vicenda avrebbe certamente sconsigliato conclusioni troppo semplicistiche e, perciò stesso, forvianti. Trascurare o, peggio ancora, assumere quali elementi puramente folcloristici,, le motivazioni profonde della disputa intorno alla scelta del santo di riferimento in ragione o meno della sua dimestichezza con il territorio provinciale, o il tendenziale compromesso di coinvolgimento di più santi quale efficace ombrello protettivo di questa negletta provincia italiana, equivale, ad esempio, a nascondere dietro un soverchiante puntino nero il grande foglio del passato socio-culturale vibonese; notoriamente intriso, in ordine al primo aspetto, di opportunistiche soluzioni "esterofile sebbene sempre e comunque funzionali alla sedimentazione di sporadiche pretese baronie politiche; e, con riferimento all'altro dato, classicamente incline a contrabbandare "la qualunque" in cambio di reali o presunte garanzie e protezioni di ogni tipo. Nessuna indignazione altisonante di tanto. In nessun tempo. Oggi, improvvisa e ridondante l’indignazione, la berlina. Proprio quando, finalmente, con grande senso di responsabilità i politici vibonesi hanno ritenuto, per dare ancora qualche speranza al domani di questo piccolo e sfortunato lembo di Calabria, di affidarsi alle miracolose pratiche divine, consapevoli tra l'altro che è sempre meglio avere più santi in paradiso. Tale estrema ratio può anche apparire risibile, ma non conosce possibilità concorrenziali su cui la provincia vibonese possa oggi ragionevolmente contare per riemergere dalle secche di una condizione miserevole e dalle forti connotazioni d'immutabilità. Necessita un miracolo, e la comunanza d'intenti di due grandi santi, come S. Francesco di Paola e S. Brunone di Colonia, costituiscano in tal senso una sicura garanzia. L'unica alternativa, capace di superare i rilevati aspetti d'ilarità, sarebbe il ricorso, per come da qualcuno suggerito, alla più familiare S. Ruba, ma vi ostano significative assonanze e falsi pudori. (Pubblicato GIOVEDÌ 26 luglio 2007 PAGINA 32) |







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