L'opinione
Il privilegio dell'ultima fila | Il privilegio dell’ultima fila |
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Di Mario Roperto
Gli estremi si toccano. Una massima invero abusata, ma non per questo bugiarda. Anzi. Appartiene alla consapevolezza di ciascuno tanta saggezza. Al di sopra ed al di là dei forzati aspetti di irriverente arguzia e di facile umorismo che, a volte, suggerisce. Ed è forse in tale consapevolezza che Gaetano Ottavio Bruni, con l’acume politico (e non solo) che gli è proprio, ha voluto e saputo affidare ad un gesto, apparentemente plateale, un forte messaggio di novità e di concretezza, capace finalmente di rompere la pesante monotonia dell’irriverente pantomima fin qui vissuta. I prodromi della campagna elettorale ormai in corso ci avevano propinato l’impossibile. A sinistra come a destra, passando per il centro, la parola d’ordine sembrava essere quella di accreditare delle finte verità su cui costruire la credibilità (sic!) di supposti nuovi traguardi anche per la provincia vibonese. Nessun intento di rinvangare quella esperienza, di rimettere il dito in quella piaga. A far giustizia dei pretesi nuovi partiti nati per unire, del dichiarato sforzo verso un effettivo rinnovamento della politica, del perseguito processo di svecchiamento dei suoi protagonisti, del primato delle esigenze sociali sopra ogni altro possibile obiettivo, è nel frattempo intervenuta l’ufficializzazione di ben 22 ( diconsi ventidue) liste e 523 candidati di supporto a sei pretendenti presidenziali. Per quanto non siano mancate peregrine argomentazioni giustificative di una sì grande messe di vocazioni, spesso per altro accompagnate da repentini riposizionamenti, il singolare scenario suggerisce ugualmente interpretazioni ben più convincenti. D’altro canto i continui cambiamenti di fronte, i reiterati colpi di scena da vera e propria commedia degli equivoci, l’avvelenato clima ereditato dalle esasperate vicende che hanno caratterizzato i criteri di scelta delle candidature per le concomitanti elezioni parlamentari, sembrano realisticamente escludere il ritorno per incanto a condizioni di convinta serenità, che, forse, non sono mai esistite. L’apparente momento di ritrovata sintonia nasconde un messaggio di natura squisitamente armistiziale, recepibile anche da una sapiente lettura delle varie liste. La classica calma dopo la tempesta, quindi. Un’effimera quanto ipocrita gratificazione, figlia di avvelenati rapporti e di forti risentimenti, che prelude verosimilmente a nuovi e più radicali contrasti nel breve periodo. Fino ad allora, fino al fatidico spartiacque del 13 e 14 aprile, occorrerà far buon viso a cattivo gioco, privilegiare, nonostante tutto, l’imprescindibile gioco di squadra. Sarà il responso delle urne a determinare gli scenari successivi. Non solo e non tanto in relazione a chi tra i sei agguerriti contendenti sarà chiamato dal voto popolare alla guida dell’ente provinciale vibonese. Questo potrebbe, infatti, trovare fin d’ora, se non proprio certezze, sicuramente fondati convincimenti previsionali. La vera incognita, specie in caso di affermazione del centrosinistra, rimane piuttosto la graduatoria che la scelta elettorale determinerà all’interno di tale aggregazione. Una scelta nella scelta che potrebbe, con la concretezza dei fatti e la forza della volontà popolare, dissentire dalle diverse e prevaricanti valutazioni inopinatamente intervenute alla vigilia di questa travagliata competizione elettorale e certificare meriti non più eludibili. Protesi verso tale obiettivo principe, i protagonisti concedono all’evidenza il solito gioco delle parti; ostentando unità d’intenti e condivisi percorsi strategici. Con una sola eccezione: l’imprevista defezione di Gaetano Ottavio Bruni dal tavolo della presidenza della manifestazione di presentazione ufficiale delle candidature del Pd. Nonostante le insistite sollecitazioni ha voluto mantenere il privilegio dell’ultima fila. Per mero ghiribizzo? O, forse, solo per vivere l’evento dalla prospettiva di uno dei tanti? O, più verosimilmente, per dissociarsi tangibilmente dalla bugiarda euforia di quella pretestuosa rentrèe? Oppure...? Ovvero...? Un carosello di punti interrogativi per un gesto che, in altro contesto, sarebbe stato subito recepito quale apprezzabile espressione di spontanea semplicità. Ed eccolo invece latore di mille messaggi cifrati, che, superando l’inconsistente baluardo della fittizia unanimità, evocano una resa dei conti di là da venire. E Bruni, da fine stratega politico, ben sa che la vittoria suole baciare i più audaci. A prescindere dalla loro posizione d’attesa.
(Pubblicato su calabria ora giovedì 27 marzo 2008 pagina 36)
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