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Il solito voto a perdere
Di Mario Roperto
Rien va plus. I giochi sono fatti. Nel grande casinò della politica il tempo è scaduto. Chi ha avuto, ha avuto. L’avvenuta presentazione delle liste per le elezioni politiche pone fine alle velleità residue. Delimita senza più argini di minima speranza le posizioni di privilegio, rispetto alle attese insoddisfatte. L’esultanza di chi la candidatura l’ha spuntata ravviva l’afflizione di chi, contrariamente alle certezze della vigilia, è rimasto disarcionato. Quanto basta per alimentare profondi risentimenti e nuove polemiche. E’ la legge del circo. Chi piange, chi ride; ma si va avanti (sic!). In un crescendo che, di volta in volta, supera ogni pur audace previsione fino a sprofondare nel grottesco. Le candidature a pagamento anticipato hanno fatto il paio con i frenetici cambiamenti di casacca, con le radicali contraddizioni tra il dire e il fare, con l’estrema labilità delle certezze appena maturate e già corrose dal divenire di nuove perturbazioni e valutazioni opportunistiche. Sul fronte del rinnovo del consiglio provinciale vibonese, invece, tutto rimane ancora in alto mare. La fluidità della situazione lascia nell’indefinito ogni prospettiva di soluzione delle tante posizioni che, a sinistra come a destra, rendono fortemente problematico il coagulo di convergenze risolutive. L’anticipato ricorso alle urne ha di fatto impedito i graduali processi di maturazione normalmente propedeutici ad una equilibrata e condivisa sintesi di proposta elettorale. Al di là della banalità del solito diversivo di comunanza nel demonizzare l’avversario, restano le forti diatribe interne. Non basta crederci. L’ideale, il progetto politico, sono subordinati al soddisfacimento di ogni singola aspirazione al protagonismo. La crescita esponenziale delle vocazioni al seggio la dice lunga sulle reali spinte generatrici. Una realtà romanzesca. E’ forse proprio questo il termine più adatto per cercare di definire quanto sta accadendo a Vibo Valentia in questa lunga vigilia elettorale. Di quella infatti essa mutua l’interminabile susseguirsi di veri e propri colpi di scena, capaci di rimettere di continuo in discussione qualsiasi circostanza fin li ragionevolmente acquisita come definita. Così come di fatto ribalta la normalità dei ruoli tra realtà e fantasia, concedendo che, appunto, la prima superi, a volte, l’esuberanza e la fecondità dell’immaginazione. Ed ecco che tutto può accadere. Ogni conclusione appare arbitraria. Qualsiasi previsione è votata alla medesima illusoria esistenza del fulgore d’una meteora. Un continuo punto e a capo, che rinnova lo scenario nel momento stesso in cui sembrerebbe potersi cogliere alcunché di conclusivo. Di puntata in puntata la telenovela si consuma senza mai nulla concedere alla monotonia del già visto, sviluppando nell’inconsueto e con fare intrigante la sua tortuosa trama verso un epilogo totalmente imprevedibile. Semmai appare scontato il peggio che ancora deve venire. A cominciare dalle logorroiche scorribande della miriade di candidati, che, per sale e piazze, proporranno, more solito e senza risparmio di energie, le loro stantie ricette quale esclusivo elisir di sviluppo e progresso del territorio vibonese. Facce note e meno note, gagliardi imbonitori ed amabili sirene ci renderanno partecipi delle loro accattivanti visioni, rivendicando la concretezza dei loro immaginati eldoradi. Con grinta, quasi indignati per la mancata esultanza dell’uditorio. Non uno porrà l’accento sulle responsabilità delle promesse mancate, sulle attese tradite di un territorio in ginocchio. Costretto a leccarsi, ancora a quasi due anni dal terribile evento, le gravi ferite provocate da un temporale; umiliato dagli inquietanti episodi di “malasanità”; offeso dall’arroganza criminale. Sarebbe ora di cambiare veramente. Di restituire un minimo di credibilità al ruolo della politica. Di proporsi in funzione di un progetto serio e credibile. Di demandare al consuntivo l’incontestabile giudizio di capacità. Purtroppo le premesse sembrano escludere tali vincoli, e, con essi, ogni illusione di sostanziale novità nella gestione, quale che sarà, dell’ente provinciale. La “libertà” di non poter scegliere i propri rappresentanti in Parlamento, poi, se gratifica le aspirazioni dei numerosi turisti della candidatura, di certo non appare foriera di nuovi e migliori auspici per la provincia vibonese e per la Calabria tutta. Da quest’ottica quello del tredici aprile appare, purtroppo, soltanto un nuovo, inutile voto... a perdere.
(Pubblicato GIOVEDÌ 13 marzo 2008 PAGINA 33)
 

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