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Il territorio tortorese ha visto la presenza dell'uomo fin dagli albori della storia umana. Nella località Rosaneto è stato trovato un giacimento preistorico risalente al Paleolitico Inferiore datato a circa duecentomila anni fa, uno dei più antichi siti preistorici italiani. I primi segni di civiltà risalgono al popolo degli Enotri, che dimorò sul territorio fino al VII secolo a.C., quando fu costretto a cedere il passo della zona costiera all'avanzata coloniale dei Greci, popolo con il quale ottenne anche rapporti commerciali. In seguito, agli Enotri si sostuì il forte popolo italico dei Lucani, che nel comune di Tortora sul colle Palecastro edificarono una loro città: Blanda. Intorno al IV secolo a.C. i Lucani erano i signori incontrastati del territorio che si estendeva fino alle rive del fiume Lao a sud dell'odierna Scalea. Come riportato dallo storico romano Tito Livio, Blanda fu espugnata nel 214 a.C. dal console romano Quinto Fabio Massimo, per essersi schierata con Annibale nella seconda guerra punica.

Da quanto riportato da Tito Livio, si può dedurre che Blanda era un centro lucano di primaria importanza. Dopo la conquista romana Blanda visse per oltre centocinquant'anni una vita stentata fino alla metà del I secolo a.C., quando divenne un centro amministrativo romano ed assunse il nome di Blanda Julia in onore di Caio Giulio Cesare. La vita di Blanda continuò ad essere tranquilla fino alla metà del II secolo d.C., quando iniziò una lenta ma continua decadenza. Durante i primi secoli del cristianesimo, Blanda fu sede vescovile, e in questo periodo fu edificata la chiesa protobizantina in località Pianogrande. Si tratta di una chiesa a pianta centrale con ingresso ad ovest e tre absidi, circondata da sepolture, databile tra il VI e il VII secolo d.C.. Nel 592 Blanda subì un'incursione longobarda, e la sede episcopale dovette essere ripristinata dal vescovo Felice di Agropoli, su preciso mandato di papa Gregorio Magno. Nel 601 fu vescovo di Blanda un certo Romano, come ne attesta la sua presenza al Sinodo Romano. Nel 649, anno in cui si svolse il Sinodo Romano, continuò ad essere sede vescovile, come dimostra la presenza del suo vescovo Pasquale. La presenza dei vescovi blandani ai Sinodi Romani conferma che la città non cadde in mano longobarda, essendo questi non cristiani. Nell'VIII secolo Blanda passò in mano ai Longobardi. Un altro Sinodo indetto da papa Zaccaria nel 743 fu sottoscritto da Gaudiosus Blandarum Episcopus. A partire dal IX secolo Blanda, sottoposta a continue incursioni e saccheggi da parte dei predoni Saraceni, fu definitivamente abbandonata.

Alcuni dei suoi abitanti si rifugiarono nell'entroterra e fondarono su uno sperone roccioso il primo nucleo di Tortora, chiamato, in onore dell'antica città, Julitta. Oggi i ritrovamenti dell'antica città di Blanda possono essere ammirati nella mostra perenne "Archeologia per Tortora: frammenti dal passato", sita nel palazzo Casapesenna a Tortora Centro Storico. Tra il IX ed il X secolo a Tortora, come nel resto della Calabria, giunsero decine di monaci basiliani provenienti dalla Siria e dall'Egitto, che qui venivano per sfuggire all'avanzata islamica, e in queste terre trovarono luoghi idonei al loro culto, dove edificarono decine di piccolo monasteri e cappelle, che ancora oggi a mille anni di distanza danno il nome alle località in cui furono edificati: Caritàti (Carità), Sant'Elia, Santa Gada (Santa Ada), Santu Leu (San Leo), Santu Linardu (San Leonardo), Santu Micielu (San Michele), Santu Nicola (San Nicola), Santu Paulu (San Paolo), Santu Pietru (San Pietro), Santu Prancatu (San Brancato), Santu Quaranta (Santi Quaranta Martiri), Santu Sagu (San Saba), Santu Stefanu (Santo Stefano) e Valle di Aronne.

A partire dai primi anni del secondo millennio il piccolo borgo di Julitta iniziò una lenta espansione ed assunse il nome di Tortora, dal volatile omonimo che in quel periodo abbondava nei boschi adiacenti. Nella Bolla del 1079, con cui Benedetto Alfano arcivescovo di Salerno consacrò Pietro Pappacarbone vescovo di Policastro, compare per la prima volta nella storia religiosa il nome di "Turtura" accanto a quelli di Agrimonte (Agromonte di Latronico), Arriusu, Abbatemarcu (antico paese sito nel comune di Santa Maria del Cedro), Avena ( Avena di Papasidero), Camerota, Caselle (Caselle in Pittari), Castrocuccu (Castrocucco di Maratea), Didascalea (Scalea), Lacumnigrum (Lagonegro), Laeta (Aieta), Languenum (Laino), Latronucum (Latronico), Mandelmo, Marathia (Maratea), Mercuri (Mercurion), Portum, Regione, Revella (Rivello), Rotunda (Rotonda), S. Athanasium, Seleuci (Seluci di Lauria), Trosolinum, Turraca (Torraca), Turturella (Tortorella), Triclina (Trecchina), Uria (Lauria), Ursimarcu (Orsomarso) e Vimanellum (Viggianello), che facevano parte della Diocesi di Policastro, oggi Policastro Bussentino (frazione di Santa Marina).

Tra i primi signori di Tortora ci furono i Cifone, che la tennero fino al 1284. Dal 1284 al 1496 Tortora appartenne ai Lauria, di cui il personaggio più rappresentativo fu l'ammiraglio Ruggero di Lauria; nel 1496 Ferdinando II d'Aragona la donò a Giovanni De Montibus. Nei secoli a seguire passò in mano a varie famiglie feudatarie.

In questi secoli Tortora conobbe grandi epidemie, fra cui la terribile peste di Colera del 1656 che dimezzò la popolazione; nel 1770 per epidemia perirono 136 persone, nel 1778 morirono per il vaiolo 60 persone, nel 1794 da aprile a giugno morirono 77 bambini tra gli uno ed i dieci anni. Epidemie e colera falciarono vittime anche nel 1802, 1804, 1837 e 1849. Il problema delle morti di massa fu definitivamente risolto nel 1866, quando furono abolite le risaie nei territori di Tortora ed Aieta. Il 13 dicembre 1806 giunsero a Tortora le truppe francesi del re Giuseppe Bonaparte, le stesse che avevano devastato Lagonegro e Lauria, ma diversamente da altre popolazioni i tortoresi, per evitare devastazioni e saccheggi, non opposero resistenza all'invasore francese, che risparmiò per questo la vita dei cittadini e non operò razzie; lasciata Tortora le milizie si diressero verso la vicina Aieta, che era stata abbandonata dai suoi abitanti. Gli stessi soldati in seguito bruciarono il palazzo Spinelli di Scalea e distrussero la cittadina di Cirella. Il 3 settembre del 1860 a Tortora sostò Giuseppe Garibaldi insieme ai suoi generali Agostino Bertani, Nino Bixio, Enrico Cosenz e Giacomo Medici, ospiti della famiglia Lo Monaco Melazzi, durante la conquista del meridione d'Italia. In questa occasione Garibaldi investì il tortorese Don Biagio Maceri capitano della Guardia Nazionale. Allo scoppio della prima guerra mondiale nel 1915 molti giovani tortoresi partirono per il fronte per servire la patria; di questi, quarantasei non fecero più ritorno alla loro famiglie.

Nel 1928, con R.D. 29 marzo e con Decreto Prefettizio del 16 aprile il Comune di Tortora, dopo una plurisecolare esistenza autonoma, venne soppresso ed accorpato, insieme al comune di Aieta, al nuovo comune di Praia a Mare, che fino a quel momento era stata frazione di Aieta. Nel 1937 riacquistò in data 18 luglio la propria autonomia.

Come nella prima guerra mondiale, anche nella seconda guerra mondiale 1940/1945 molti tortoresi partirono per servire l'Italia. Molti furono fatti prigionieri in Africa ed in altre parti d'Europa; purtroppo, anche in questo caso sedici giovani cittadini non tornarono alle loro case.

Chiese

A Tortora sono presenti otto chiese:

  • Chiesa di San Pietro Apostolo in Piazza Plebiscito ( Tortora Centro Storico )
  • Chiesa dell’Annunziata Piazza Monastero ( Tortora Centro Storico )
  • Chiesa delle Anime del Purgatorio in Piazza Dante Alighieri ( Tortora Centro Storico )
  • Cappella di Materdomini Via Materdomini ( Tortora Centro Storico )
  • Chiesa di Santo Stefano Via Santo Stefano ( Tortora Marina )
  • Cappella della Madonna delle Grazie Via Madonna delle Grazie ( Tortora Marina )
  • Chiesa Stella Maris ( Tortora Marina )
  • Chiesa della Madonna dell’Addolorata in frazione Acqualisparti ( Zona Montana )
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    Frazioni Montane  

    • Acqualisparti
    • Carro
    • Maricosa
    • Massacornuta
    • Melara
    • Ordichella
     
    • Petraro
    • Pizinno
    • Sant'Elia
    • San Nicola
    • San Pietro
    • San Quaranta
     
    • San Sago
    • Sarre
    • Sellata
    • Valle dei Grilli
    • Valle dei Pali

    Tortora Marina e Zone Limitrofe  

    La Marina di Tortora si estende su una pianura che si affaccia sul Golfo di Policastro, conta ad oggi circa 4400 abitanti e dalla metà degli anni ottanta è divenuta centro amministrativo del comune di Tortora, con lo spostamento del municipio da Tortora Centro Storico a Tortora Marina. Si è sviluppata in modo esponenziale verso la fine degli anni settanta, inizialmente era suddivisa in nove frazioni che poi si sono unificate. Le frazioni originarie erano: Benefici, Crisosa, Cutura, Girone, Impresa, Falconara, Pergolo, Poiarelli e Riviera.
    Adiacenti alla Marina di Tortora vi sono le frazioni di Rosaneto, San Brancato e Santo Stefano.

    Calcio  

    La squadra di calcio di Tortora è l' S.S. Tortora. La squadra, nata nel 1966, ha sempre militato nel campionato dilettanti.  
    Lo stadio comunale di calcio è denominato Umberto Nappi ed è sito in località Sicilione

     

 

 

 
 

L'EVENTO

Associazione OPUS

in collaborazione con

L’Amministrazione Comunale – la Pro Loco di Tortora e il Polifunzionale Opus

 ha organizzato

 Venerdì 10 agosto 2007  alle ore 18,00

 a Tortora Centro Storico

a palazzo Casapesenna museo comunale

 UNA STELLA PER LA PACE

 Incontro – Evento con il Premio Nobel per la Pace

BETTY WILLIAMS (1976)

SI PREPARA UN INCONTRO SULLA PACE –  Negli ultimi tempi la ricerca intorno alla tematica della “Pace” costituisce probabilmente uno dei punti di maggiore impegno e interesse politico e culturale. L’Associazione O.P.U.S. torna ad aprirsi a queste tematiche attuali ed internazionali. " Una stella per la pace" è il titolo dell’incontro culturale che si svolgerà venerdì 10 Agosto, alle ore 18.00, nel Museo Comunale “Palazzo Casapesenna” di Tortora Centro, con il patrocinio dell’Amministrazione comunale di Tortora.

Dialogo, conoscenza dell'altro, armonica convivenza e pace come unico valore possibile saranno i temi trattati nel corso dell'incontro.

Interessante il parterre degli ospiti: BETTY WILLIAMS, premio Nobel per la pace, ON. GIANNI PITTELLA, Europarlamentare, MONS. LUIGI BETTAZZI Presidente Pax Christi International GIANNI NOVELLO, esponente Pax Christi Internazionale, GIUSEPPE GAGLIARDI, assessore alla Provincia di Cosenza, ANTONIO PRATICO’, consigliere  della Provincia di Cosenza, Don GIOVANNI MAZZILLO teologo, MICHELANGELO PUCCI, storico.  
Più che un evento, unico e frammentato nel tempo, l’incontro culturale, vuole rappresentare una continuità di segni nella storia recente dell’Associazione O.P.U.S. e del paese. Esso vuole rappresentare un modo diverso di discutere su una tematica attuale e al contempo impegnativa, potendosi confrontare con personaggi di rilievo, facendo tesoro del loro vissuto e del loro pensiero.

Il volontariato e una struttura organizzativa adeguata all’Associazione O.P.U.S.  fanno in modo che all'interno di esse possano convivere momenti di iniziative di solidarietà, di dibattito politico e sociale. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 sito realizzato gratuitamente da L'Argonauta snc