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Scaramantici giochi sull’acqua

Di Mario Roperto 

Vedere un folto gruppo di persone sostare ilare sul bagnasciuga ad osservare quanti, immersi nell'acqua antistante, si godono la frescura marina nuotando con fare disinvolto ed evidente sicumera, non è certo, specie in piena stagione estiva ed in costanza della forte calura di questi giorni, evento così straordinario da catturare 1'attenzione e l'interesse di chicchessia. A meno che nell'apparente normalità non venga recepito un qualche particolare di significativa eccezionalità, capace d'indurre stupore, prima, e curiosità poi. Proprio come nella circostanza riferita, allorché si è potuto prendere atto che l'allegra comitiva raggruppava, se non proprio tutto il gotha dell'attuale ceto politico-amministrativo vibonese, sicuramente una sua importante rappresentanza. Quanto basta per spingere l'occasionale spettatore a saperne di più circa le motivazioni di una simile congiuntura e, magari, del suo intrinseco significato, verosimilmente eccedente la banalità dell'apparenza. Un'aspirazione non difficile da soddisfare, grazie al tam tam dei mass-media locali, tempestivi anche questa volta nel dare conto del come e del perché. 

Ed ecco che allora tutto appare diverso. L'opinione pubblica resta fortemente colpita dalla concretezza di un atteggiamento che ha visto, per la prima volta in assoluto, le più alte cariche politico-istituzionali vibonesi bandire le abusate rassicurazioni verbali ed esporsi letteralmente anima e corpo alfine di tranquillizzare il disorientato cittadino circa l'assoluta assenza di ogni paventato pericolo da inquinamento del mare di Bivona e dintorni. Quale migliore c più attendibile dimostrazione? Tutti al mare, dunque! Senza se e senza ma. Bandito il divieto di balneazione si può star certi che godersi il sole sulla spiaggia dorata e tuffarsi nell'acqua delle marinate vibonesi non potrà assolutamente essere motivo di conseguenze negative per la salute dei vacanzieri. D'improvviso la paura di ieri, i1 forte allarme per le catastrofiche conseguenze post-alluvionali, le fondate motivazioni poste a base dei diktat interdicenti, il paventato pericolo diossina, si sciolgono come neve a1 sole per far spazio all'ultima verità: contrordine compagni, il mare è pulito. Bene. È tutto bene ciò che finisce bene. Prenderne atto non può e non deve significare una rinuncia alla propria ponderata autonomia di giudizio in un ambito di più vasta analisi e comprensione; ma, neppure, concede spazio a pretestuose quanto generiche riserve del solito bastian contrario, capace d'immaginare chissà quali nefandezze anche di fronte all'evidenza del rischio assunto in prima persona, della garanzia offerta dalla spontanea esposizione all'ipotesi di danno di cavie di così alto lignaggio ed attendibilità.

Non per questo, infatti, l'avvenimento registrato scade d'importanza, o subisce alcuna sofferenza i1 generale compiacimento per la sua indiscutibile duplice valenza positiva: l'affrancamento dallo stato di potenziale grave disagio dei luoghi dell'abituale balneazione, ed il nuovo corso, più consono e responsabile, inaugurato dai politici locali nei rapporti con la popolazione amministrata. E, tuttavia, non vanno però sottovalutati un paio di particolari che potrebbero fare la differenza: la riluttanza di alcuni dei presenti a condividere la deliziosa frescura dell'acqua del mare, e, ancor di più, l'evidente assenza su quel suggestivo palcoscenico di qualsivoglia rappresen­tante del palazzo comunale. Invocare casualità ostative apparireb­be sicuramente infantile e, comunque, inadeguato rispetto alla superiore esigenza di rafforzare e rendere produttivo il messaggio della pretesa nuova verità circa 1a praticabilità senza riserve delle già inquinate spiagge vibonesi.

Così come indulgere in attenuanti di sorta in relazione ai sia pure reali antagonismi crisaioli, che proprio in questi ultimi giorni hanno investito palazzo Razza. Sarebbe infatti molto grave affer­mare la prevalenza dell'interesse particolare rispetto a quello gene­rale e prioritario della salute pubblica e, perché no, dell'economia della zona fortemente legata al tu­rismo. I larghi spazi così conces­si all'illazione, all'insinuazione, al­la dietrologia, alimentando il so­spetto dell'opinabilità di qualsiasi verità dichiarata, vanificano di fatto l'iniziativa adottata, che, pertanto, non sembra riuscire a superare i ristretti limiti di uno scaramantico rituale di pur sug­gestivi ...giochi sull'acqua.

(pubblicato GIOVEDÌ 5 luglio 2007 PAGINA 32)
 

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