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Se il buon giorno si vede da...

 

Archiviato l'anno vecchio, compete a quello nuovo soddisfare le attese di più favorevoli congiunture idonee a consentire il concretizzarsi del riscatto socio-economico della realtà vibonese. Considerato lo stantio substrato di base il termine di riferimento deve essenzialmente limitarsi al tendenziale, e forse anche opportunistico, ottimismo che, da sempre, l'avvento di un nuovo anno determina nell'immaginario del1’uomo, ma, anche e soprattutto, alle ottimistiche dichiarazioni di politici ed amministratori circa il nuovo corso che, a sentir loro, già sarebbe dietro l'angolo, pronto a caratterizzare in modo diverso e migliore l'avvenire di Víbo Valentia e della sua provincia.

Il lettore non avrà certo dimenticato con quale frequenza e con quanta enfasi, da ogni parte, si è voluto insistere, specialmente a ridosso del capodanno, su questa circostanza. In un crescendo di radicati convincimenti, stranamente confluenti verso univoche previsioni di riscatto e di sviluppo. Come per incanto la prospettiva è sembrata finalmente coerente con le esigenze del territorio e della popolazione, a dispetto di qual si voglia altra causa forviante fin lì intervenuta a distogliere la tensione e l'attenzione dalle gravissime problematiche sociali in ragione di più impellenti logiche di affermazioni personali e partitiche; e non solo. Parole, soltanto parole, suggerisce l'eco di un copione già visto. Ma è troppo presto, tuttavia, per azzardare conclusioni evidentemente derivate dalle esperienze di un passato niente affatto esaltante, piuttosto che da un’opportuna e concreta verifica. Le tante scommesse perse impongono, nondimeno, di stare con i piedi per terra, di non cedere ai facili entusiasmi.

Per quanto attendibile, il nuovo corso prospettato deve saper vincere uno stato di abbandono e di degrado di vecchia memoria e che finora, nonostante l'ostentazione di dichiarate capacità e volontà risolutive, è andato vieppiù incancrenendosi. Sottovalutarne le difficoltà sarebbe di già ostativo a concludere positivamente il proposito di venirne a capo in termini di apprezzabile valutazione. Così come illudersi che i giorni a venire non aggiungeranno, comunque, ulteriori, e magari peggiori, guasti e nuove gatte da pelare al gravoso bagaglio di pressanti e complesse problematiche ereditate dal passato. Siamo ancora agli albori del nuovo anno e già le cronache abbondano di fatti e misfatti che testimoniano oltre ogni ragionevole dubbio la tendenza al peggioramento della già grave situazione vissuta dal capoluogo e dalla provincia vibonese.

Dall'hinterland giunge l'eco assai preoccupante di nuove spavalderie criminali che inquinano e stravolgono ormai anche comunità da sempre aduse a distinguersi per laboriosità e senso del dovere; e l'accorato grido di allarme per gli autentici tesori di retaggio storico-culturale che incurie, vecchie e nuove, avviano alla definitiva perdita. Nel capoluogo, l'ennesima morte in corsia s’incastona in un inedito braccio di ferro tra medici e politici volto ad esorcizzare le gravi responsabilità di una sanità che uccide. Improvvisa risuona poi la riesumata voce di chi pretende di ricondurre al proprio desio finanche le memorie storiche, mentre le Marinate invocano il diritto di svincolare il proprio futuro dalla perdurante indifferenza dell'antica matrigna.

Se il buon giorno si vede dal mattino, tanto basta e avanza per legittimare. forti perplessità circa una possibile reale inversione di tendenza dell'azione politico-amministrativa, capace in qualche modo di aver ragione dell’oscurantismo fin qui vissuto. Invero le migliori intenzioni devono pur sempre trovare assonanze in una cornice di necessarie coerenze, che, ad onor del vero, oggi come oggi è arduo immaginare. Non vorremmo qui ricordare alcuni significativi esempi che questo primo scorcio di nuovo anno ha proposto all'attenzione dell’opinione pubblica: dal pressante appello per il superamento delle divisioni interne recentemente rivolto da uno dei suoi esponenti agli altri dirigenti di un parti­to politico originariamente nato per unire; alla paradossale vi­cenda delle statue di Piscopio.

Difficile convincersi che, a rimet­tere in moto un processo virtuo­so che sappia coniugare, con il dovuto rigore, il risanamento dell'attuale stato di degrado del­la realtà vibonese ed un diverso e più consono modo d'interpre­tarne i bisogni futuri, possa ba­stare un'occasionale tregua nel­la esasperata disputa politica o l'ennesimo rimaneggiamento di qualche giunta; regionale, pro­vinciale o comunale, che sia. Ma­gari alla ricerca di un improba­bile alto profilo.

 

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