L'opinione
Sognando Porto Santa Venere | Sognando Porto Santa Venere |
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Di Mario Roperto Improvvisa, come ogni evento destinato a lasciare il segno, la battaglia per l'indipendenza delle frazioni costiere rompe col suo crescente fragore la falsa atmosfera del tutto va bene propiziata dall'entrata del nuovo anno e magistralmente riempita da politici e pubblici amministratori di accattivanti utopie di progresso e prosperità per il futuro del territorio vibonese. Un'ambizione certamente non nuova, di modo che il primo impulso potrebbe far pensare all'ennesimo ritorno di fiamma. Se non fosse che troppe circostanze intervengono a distogliere da una simile affrettata conclusione anche il più ostinato convincimento. Colpisce, intanto, la serietà dei comportamenti finalizzati all'incisività ed all'azione, piuttosto che alla solita boria pasticciona dell'occasionale strumen-talizzazione del malessere popolare. Ed, ancora, la coralità della condivisione di un progetto, che, per quanto arduo e realisticamente non privo d'incognite, ha, nell’immediato, il grande merito di consentire, almeno psicologicamente, il superamento di un'avvertita ed immutabile condizione di marginalità sociale ed economica. Per la prima volta l'iniziativa in corso tendente al riscatto di ben cinque frazioni di Vibo Valentia prende corpo in assenza di presupposti temporali di elettoralistica valenza e senza rivendicate primogeniture personali o partitiche. La volontà popolare emerge e s'addensa intorno ad una prospettiva che intravede raggiungibile e funzionale un percorso di sviluppo e di progresso fin qui rimasto nelle ripetitive esercitazioni verbali dei bugiardi interpreti dell’attività politico-amministrativa della Calabria e delle competenti istituzioni sub-regionali. L'assenza di contrapposizioni e distinguo, pur se verosimilmente non sintomatica di una totalizzante univoca valutazione dell'iniziativa intrapresa, appare nondimeno ugualmente e fortemente significativa quale generalizzata e manifesta presa d'atto del non più sanabile scollamento tra cittadini amministrati e pubblici amministratori. Tornano in mente le recite a più voci dei giorni scorsi. Tutte parimenti giorni scorsi. Tutte parimenti esplicative di paradisiache prospettive, ma sistematicamente inconsapevoli della tempesta che covava e che, a distanza di poche ore, avrebbe attentato all'integrità stessa dell'aggregato municipale. Difficile dire se quella reticenza sia stata frutto di volontaria elusione dell'incombente nuovo disagio, o, più semplicemente, debba attribuirsi a mancata cognizione di quanto andava maturando. Entrambe le ipotesi, comunque, ugualmente dimostrano, ove ce ne fosse ulteriore bisogno, quanto estranea rimanga l'esigenza sociale rispetto all'invadenza della prevaricazione politica. Nel primo caso, infatti, apparirebbe gravissimo il comportamento “à prescindere" evidentemente finalizzato a legittimare strumentali miraggi di città ideali diversamente del tutto inverosimili. Non migliore l'alternativa che dimostrerebbe, con la forza dei fatti, la totale colpevole disattenzione del Palazzo verso qual si voglia esigenza popolare; l'impudente infingardaggine persino verso il rumoreggiar di folle. Per quanto legittima e sicuramente condivisibile appaia l 'aspirazione delle cinque popolose frazioni marine di Vibo ad affrancarsi dalla perdurante situazione di disagio, occorre, tuttavia, bandire fuorvianti eccessi umorali a vantaggio di più razionali approcci valutativi dell'effettiva rispondenza della soluzione immaginata. Non mancano davvero le zone d'ombra su cui appuntare, con consapevole senso di responsabilità, l'attenzione. Desta perplessità, ad esempio, che lo ";scorporo" possa determinare giovamento in costanza di un opposto generale indirizzo di accorpamento delle realtà comunali e sovracomunali; ed ancora che la nascita del nuovo municipio possa ritenersi, puramente e semplicemente, fattore sufficiente ad attrarre sul suo territorio attenzioni e considerevoli provvidenze, che, Lamezia Terme docet, il sistema solitamente e prioritariamente suole riservare, invece, alle aggregazioni di maggiore consistenza per estensione territoriale e numero di abitanti. Così come necessita tenere ben presente che le nefandezze lamentate non sono, per gravità e quantità, diverse e preminenti rispetto a quelle subite dal capoluogo e dalle altre frazioni; e chiamano in causa le responsabilità dei politici di ogni tempo e colore. Compresi quanti oggi, immemori dei propri silenzi e delle proprie connivenze, ritrovano momenti d’interessato protagonismo nella protesta popolare. Occorre, insomma, essere molto cauti, per non aggiungere al danno di oggi la beffa del domani. (Pubblicato GIOVEDÌ 17 gennaio 2008 PAGINA 31) |







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