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I misteri svelati di Rocca Angitola PDF Stampa E-mail
«L’area dell’Angitola è così detta dal suo fiume, pescoso, e navigabile, che lambisce la cittadella, una volta Crissa, città famosa dei Locresi, costruita da Crisso, fratello di Panopeo, ricca di messi, caccia e uccellagione, distante dal mare duemila passi, gloriosa per il natale del B. Ignazio eremita, famoso per santità»: Così scriveva nel 1725 padre Elia D’Amato, maestro e dottore di sacra teologia nell’opera Pantologia Calabra. In realtà, la triade Barrio-Barafioti-Fiore se n’era occupata nelle loro descrizioni qualche secolo prima.
Da più di vent’anni questo luogo ha ritrovato l’interesse di geografi, storici, antropologi e semplici cultori di storie patrie grazie ad un ricercatore del luogo, Giuseppe Greco, che ha riportato alla luce dagli archivi polverosi e non sempre facili da consultare, una storia che si lega all’intera identità della Calabria più di qualunque altra.
PINO CINQUEGRANAUna grandezza che si legge attraverso anche le sue radici bizantine che intendevano con la sua costruzione inaugurare una nuova epoca e dimostrare una rinnovata attenzione alle lontane terre dell’Impero d’Oriente. Nel 1526, il domenicano bolognese Leandro Alberti appunta nel suo diario che qui vi sono «belle vigne che producono quei buoni vini di Trevio nominati... altre volte si cavava la grande abbondanza di zucchero, onde Alfonso di Aragona Duca di Calabria e poi re di Napoli, fece quivi grandi opifici, con alquanti tappeti da confettare detto zucchero». Di questo luogo, il canonico Francesco Manfrida, nel 1891, ne parlava con il Consigliere di stato Giorgio Curcio durante una passeggiata nelle vicinanze: «...vedete quei ruderi, ricordano un paese che il terremoto del 1783 distrusse, e i pochi superstiti migrarono chi a Pizzo, vostra patria, chi a Maierato ». Di recente, alcune Università furono impegnate in ricognizioni al fine di accertare le origini del luogo, la sua funzione territoriale, le sue economie e così via. Peccato che di queste visite nulla dato sapere, se non qualche notizia che ne accerta l’origine medievale del sito. Poco, veramente poco se confrontato con gli studi puntuali e meticolosi fatti dallo storico del luogo Giuseppe Greco che, attraverso il documento, ha fornito alla gente di Maierato le radici storiche della maieratanità che di recente è ritornata al grande interesse di studiosi e non grazie alla scoperta fatta casualmente della campana posta sulla torre della chiesa matrice, che porta l’appartenenza a Rocca con la data 1657. Una scoperta importante fatta da Antonio Monteleone che ha fotografato la parte che evidenzia la doppia torre di ingresso, simbolo di importanza rilevante rispetto a tutto il circondario e forse oltre. Interessante sarebbe a questo punto conoscere la manifattura del bronzo e la circostanza della sua collocazione sul campanile della chiesa e magari da qui ricercare quanti altri oggetti dell’antica Rocca Angitola, oltre al Crocefisso del quattrocento che si trova nella chiesa di San Giorgio di Pizzo, si trovano sparsi in altre terre.
Di PINO CINQUEGRANA
Pubblicato su calabria ora di ven. 04 aprile 2008 ed. vibonese pag. 41
 
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