| IL FASCINO DELLA STELLA |
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di GIANCARLO BREGANTINI* Nei miei dialoghi con i ragazzi, mi capita sovente sentir affermare che il male più grave per la Calabria sia la mafia. Ma è attraverso un dibattito più profondo che si scopre che è invece il destino che piaga tristemente questa terra. La mafia ne è, di conseguenza, il frutto amaro. Pesca nel lago putrido del destino, lo alimenta. E' il destino, il fatalismo, la non stima che creano tanti nostri mali. Ecco perché la stella, che nell'Epifania appare sul nostro orizzonte, mi riapre a questo dialogo con voi, amici carissimi, proprio nell’atto del mio congedarmi. E' indicativo quel brano. Bella questa festa. Sradica dalla coscienza ogni credenza falsificante negli astri, fatta di fattucchieri e di oroscopi. I maghi infatti ci ingannano e ci svuotano doppiamente: di soldi e di speranza. Al posto dei maghi colloco invece i Magi, che altro non erano che tre giovani coraggiosi, chiari con se stessi, dagli ideali alti. Sfidano le chiacchiere del paese, di chi al bar li scoraggia: «Ma chi ve lo fa fare? Cosa credete? Di cambiare il mondo?». Ma essi, tenaci nel bene, partono dietro una stella. Evanescente per chi vuole delle prove; luminosa per chi ama gli ideali. Vuota per chi cerca sicurezze; certa per chi desta e propone motivazioni. Gli orizzonti, ecco, gli si aprono. Rischiano e partono. La fiducia in quel segno diviene, infatti, la bussola che dà certezza al loro orientamento. Lungo la strada...la stella scompare. Il cielo si fa vuoto. La notte non ha stelle. La fatica si fa sentire. Le battute cattive del bar tornano nel cuore e il futuro spaventa, inquieta. E' il tempo delle critiche e delle ingratitudini, il tempo del dolore improvviso e di obbedienze imprevedibili. Il tempo dell’indifferenza, degli amici che ti lasciano solo. Nel cuore, la tentazione di tornare indietro. Tutto perso, tutto vano. Ecco, allora, lo spazio alla meditazione, al ricercare più denso. Il tempo delle radici, che sono vive anche quando le foglie cadono. Lo spazio di un amore più forte della morte. Il soffrire intenso, fatto germoglio di vita nuova. Il tempo dell’efficacia e non della rivalità. Valuti oltre ciò che vedi e rischi di nuovo. E credi non perché vedi, ma vedi perché credi... e la stella riappare. Proprio perchè l’hai vista nel cuore la rivedi con gli occhi. La gioia si fa immensa. Senti che lottare ha un senso, che il destino si può sconfiggere. Chi è dotato di coraggio e di amore, infatti, non si sottrae alla lotta con la fuga, ma affronta sempre valorosamente le sfide della vita. Lottare premia. E allora, ti pieghi in adorazione. Non per adorare Erode, il potere, la mafia, il denaro, bensì per donare oro, incenso e mirra: mettendoti a servizio e in attesa di un bene più grande, più nobile. Cioè una vita fatta offerta e dedizione, oltre misura. Adori un bambino, una piccola creatura. Perché il nostro Dio non è il dio dei potenti, ma degli umili. Se allora ascolti il cuore e ti incammini con fervore e convinzione scopri che gli ideali non temono sconfitte quando credi. Al credente fatalismo e ansietà non si addicono perché è testimone e portatore di quella notte traboccante di stelle. Le stelle dell'amore, che vincono ogni paura. Buona settimana, per correre dietro la stella che cambia la nostra Calabria! *Vescovo Tratto da il Quotidiano della Calabria prima di copertina di lun. 07 gennaio 2008
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