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L’antico stemma di Rocca Angitola PDF Stampa E-mail
Giuseppe Greco: «Maierato e la sua comunità si riappropriano di un pezzo di storia perduta»
La scoperta ad opera dei fratelli Nicola e Antonio Monteleone 
 di PAOLO LOMBARDO
Foto di Antonio Monteleone
MAIERATO - Una scoperta storica di particolare rilevanza, per la gioia degli esperti, la curiosità degli appassionati e l'orgoglio di tutti quei cittadini che hanno un minimo di senso civico e di appartenenza, è venuta alla luce durante i recenti lavori di riparazione dell'orologio comunale, posto sulla cuspide della chiesa Matrice. Ossia, è stato ritrovato l'antico stemma araldico della potente e famosa Rocca Angitola, un fortilizio con due torri ed una finestra ad arco centrale dove appaiono delle figure (donna con un bambino in braccio), raffigurato proprio su una delle due campane che segnano il trascorrere del tempo, nella fattispecie quella delle ore. La scoperta è stata fatta dai fratelli Nicola, (giovane studioso ed appassionato di tradizioni e leggende locali) ed Antonio Monteleone, (anche lui appassionato sui generis e dipendente comunale). In sintesi, Nicola Monteleone ha chiesto al fratello di farsi fare delle fotografie delle campane in questione, successivamente entrambi, guardandole attentamente, hanno capito tramite l'incisione su una di esse (anno Domini 1657), recante la dicitura latineggiante “Sum universitatis terre Rocce Angitole tempore sindicatus Hyeronimus Bura…ina” (sono dell'università della terra di Rocca Angitola al tempo del sindacato di Geronimo Bura(g)ina), che proveniva dalla colonia di origine Magnogreca e che, quel particolare disegno, altro non era che lo stemma dell'antica città di Rocca Angitola.
  E, per esserne certi, hanno chiesto l'autorevole parere dello storico e scrittore Giuseppe Greco (autore di molti volumi sull'antica Crissa e Rocca Niceforo, come l'attuale e dettagliato “Rocca Angitola nella storia e nella leggenda” edito nel 1985 dalla Mapograf di Vibo Valentia, nonché del recente “Il catasto onciario di Maierato”), sottoponendo al suo esame la documentazione fotografica. Il professore Greco ha quindi repentinamente eseguito specifiche ed approfondite ricerche, che lo hanno portato ad attestare «con piena certezza» la tesi sostenuta dai fratelli Monteleone. «Riconosco anch'io - ha affermato Giuseppe Greco -, che si tratta del glorioso stemma di Rocca Angitola. Un fortilizio medievale con interposizione di una immagine che - ha precisato il professore -, sebbene non chiara, potrebbe essere la Madonna della Cattolica (protettrice della città) col Bambino in braccio.  Voglio aggiungere che tale stemma esiste, in forma identica, su un documento depositato nell'Archivio di Stato di Napoli, documento che ho esaminato esattamente nel lontano 1978 (e già allora avevo capito, grosso modo, che si trattava di un fortilizio medievale) ma, date le condizioni del foglio, quasi del tutto deteriorato, l'immagine non era completamente riconoscibile e, quindi, non riproducibile.  Oggi, perciò, grazie ai  fratelli Monteleone - ha concluso Giuseppe Greco - Maierato e tutta la sua comunità si riappropriano di un pezzo importante della propria storia perduta, potendo finalmente conoscere lo stemma della leggendaria Rocca Angitola (denominata prima Rocca Niceforo e, prima ancora, Crissa, fondata secondo la leggenda nel 1184 dal focese Crisso, fratello di Panopeo, reduce dalla guerra di Troia)».  Infine,      Antonio Monteleone si è detto estremamente felice di aver contribuito, insieme a suo fratello, «a fare un po' di chiarezza sulle nostre gloriose e lontane origini».
Tratto da: il Quotidiano della Calabria ed. Vibo provincia di lun. 17 marzo 2008 pag. 16
 
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