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ASSISI (PERUGIA) - Il boato, la polvere degli affreschi sbriciolati che avvolgeva tutto, tra grida di paura e di dolore, e la sensazione della morte imminente: il giornalista Romano Carloni, collaboratore dell' Ansa, ricorda i momenti terribili del crollo delle volte della basilica di san Francesco di Assisi provocato dal terremoto di dieci anni fa, nel quale morirono quattro persone.
"Sono entrato tranquillamente nella Basilica Superiore attorno alle 11 di quel 26 settembre. A terra - racconta - c'era un po' di polvere. Con me una ventina di persone, tra religiosi, tecnici e rappresentanti delle istituzioni, per verificare gli effetti della scossa della notte precedente sugli affreschi. Per precauzione i frati avevano chiuso le porte della basilica ai pellegrini. I tecnici - continua il racconto del giornalista - ci mostravano le piccole crepe sulle pareti. Poi un segnale di avvertimento: una scossa di terremoto, commentata dai presenti quasi con un sorriso: 'niente paura, e' solo di assestamentò. Invece, cinque minuti dopo, alle 11,42, un boato ha scosso dalle fondamenta la Basilica Superiore. In un attimo - mi trovavo proprio in mezzo alla chiesa - ho visto cadere la vela di San Matteo, nei pressi dell'uscita, mentre alle mie spalle ho sentito un altro crollo, fortissimo, vicino all'altare maggiore.
La polvere ha poi avvolto tutto, tra grida di paura e di dolore. Mi sono sentito gelare dentro - continua il giornalista - ho avvertito la sensazione della morte imminente per un altro possibile crollo. Ho guardato istintivamente verso l'alto, rimanendo fermo. Poi lo spirito di conservazione ha prevalso. Il buio e la polvere hanno reso tutto più difficile. La conoscenza della chiesa mi ha spinto verso la porta principale, richiusa dalla scossa e ostruita dalla macerie. Solo dopo - ricorda oggi Carloni - avrei saputo che lì sotto erano morti due religiosi e due tecnici della Soprintendenza. Mi sono arrampicato sui detriti ma ho avuto il timore di non farcela. Dall' esterno hanno riaperto la porta e sono uscito. Il primo istinto è stato quello di telefonare all'Ansa per dare la notizia con il telefono cellulare ma le linee erano saltate. All'esterno, dopo essermi salvato, ho rischiato di essere investito da un'ambulanza. Da quel momento è cominciato un tragico conteggio delle persone presenti in chiesa al momento del terremoto. Un sospiro di sollievo ha accompagnato l'uscita di ogni 'sopravvissuto', impolverato, dalla testa ai piedi ma, purtroppo - conclude il giornalista - quattro non ce l'hanno fatta". |