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Un presente tra il dire e il fare

Di Mario Roperto 

Se le sorti del territorio vibonese fossero dipese dalla smania chiacchierona dei tanti, troppi messia che, senza soluzione di continuità, hanno ritenuto di proporre la propria ricetta miracolistica, di certo un nuovo Eldorado si sarebbe concretizzato già da tempo da queste parti. Purtroppo, come ben insegna un appropriato adagio, tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare. Alle parole devono necessariamente seguire i fatti ed allora è tutta un'altra musica. Una musica che stenta ad assumere la giusta consonanza, che, al ritmo coinvolgente ed alle cadenze invitanti, privilegia la sonnolenta monotonia di una sdolcinata nenia di paese. Pigramente il copione si ripete immutabile, alternando all'artificiosa euforia di logorroiche esternazioni accattivanti, la realtà di condizioni invariabilmente, subalterne ad interessi ed obiettivi particolari, alla prepotenza politica ed economica di privilegiati protagonisti esterni. Non esclusa la malavita organizzata, `ndrangheta o non `ndrangheta che sia.

Quali le vere,cause di tanto? Interrogarsi è certo utile, purché non si pretenda di conoscere a priori l'unica risposta possibile, o, addirittura, di condizionare il quesito all'esclusiva esigenza d'imporre una preconcetta analisi di parte. Sarebbe un modo diverso ma ugualmente perverso di continuare su quel percorso ipocrita che si dichiara di voler condannare. In quest'ottica appare evidentemente fuorviante liquidare la vexata quaestio adducendo la mancanza di una vera classe dirigente, la devianza di un apparato burocratico inetto e corrotto, e, magari, la carenza di un adeguato tessuto connettivo di tipo intellettuale.

Non già perché in tutto ciò non vi siano elementi d'incontestabile verità, piuttosto per l'assenza di qualsiasi tentativo di analisi capace d'individuare, con sufficiente attendibilità, i concorsi, per dir così, di colpa, che tale situazione hanno determinato e mantenuto in un arco temporale oltremodo lungo; e, poi, perché l'esasperata schematizzazione di un fenomeno così complesso porterebbe diritto al paradosso di dover escludere, proprio per l'asserita mancanza di... materie prime, ogni possibilità di evoluzione positiva nell'immediato, ma anche negli anni a venire.   

Allo stesso modo appare semplicistico e privo di significativi elementi di novità, oltre che inadeguato a sortire effetti di concreta e credibile controtendenza, ribadire con forza e ostinata pignoleria l'evidenza della pesante presenza mafiosa (fenomeno per altro comune all'intera regione) e delle tante connivenze dirette o indirette di cui si nutre; o indicare percorsi risolutivi utili e necessari. O, ancora ed inoltre, lamentare la mancata propensione del cittadino a vestire i panni dell'eroe. Sarebbe meglio interrogarsi sul perchè gli interventi ripetutamente prospettati non abbiano trovato finora concreta attuazione. Attardarsi ancora in nuove analisi del fenomeno criminale, seppure apprezzabile sul piano dello sforzo conoscitivo, non è tuttavia pratica utile a scalfire minimamente l'intollerabile predominio mafioso.

Le risposte, quelle vere e produttive, continuano a farsi attendere per infingardaggine del potere centrale, che, verosimilmente, è concausa, altresì, di comportamenti degenerativi nei centri di potere e nelle istituzioni locali dei diversi livelli. Talché rimane oltretutto isolato e privo di effica­cia e di induzione imitativa qualsiasi responsabile approccio in controtendenza. Come il significativo duplice messaggio implicito nella caparbia rinuncia all'indennità di funzione da parte di Tommaso Mandaliti, assessore del Comune di Capistrano: meglio utilizzare le  poche risorse di­sponibili per le necessità della co­munità amministrata, piuttosto che far scadere il ruolo politico­ -amministrativo a illusoria valvola di sfogo della disoccupazione imperante. Piccolo cabotaggio. Evidentemente non consono ai ri­ti ipocriti delle alte sfere, che pri­vilegiano 1a più stimolante prati­ca del fare e del disfare: per esempio, decretando lo scioglimento dei consigli comunali, dopo aver­ne propiziato l'occupazione selvaggia di orde di inattendibili contendenti. Una maggiore coe­renza non guasterebbe. Anzi, con­sentirebbe alla provincia vibone­se e alla Calabria tutta di poter fondatamente sperare in una prospettiva senza `ndrangheta e senza superprefetti.

(pubblicato GIOVEDÌ 28 giugno 2007 PAGINA 32)

 

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