L'opinione
Una proposta per prevenire | Una proposta per prevenire |
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Di Mario Roperto
Come per incanto la prospettiva dell’anticipato ricorso alle urne conseguente alla traumatica interruzione del claudicante governo Prodi ovatta, in un ambito di negletta condizione, le gravi e pressanti problematiche economico-sociali che fino al giorno prima contrapponevano con pretestuoso accanimento l’arrogante sicumera degli esponenti di governo all’ossessiva censura dei gruppi di minoranza. A prevalere riemerge la comune vocazione ad una disputa di supremazia, piuttosto che un razionale e responsabile sforzo finalizzato a coinvolgere i cittadini elettori in un variegato scenario di prospettati e condivisibili percorsi, capaci di restituire tranquillità all’attuale preoccupante momento di sofferenza e di indurre fiducia per il futuro. L’evidenza non va oltre la platealità della scomposizione e ricomposizione di aggregati politici e di transumanze partitiche difficilmente riconducibili ad intenti concretamente eccedenti occasionali e convergenti valutazioni di positiva valenza elettoralistica. In tale ottica i problemi, quelli veri, restano come congelati; sapientemente occultati tra la passionalità della procurata rissa verbale ed il rincorrersi di largheggianti promesse d’immediati, quanto improbabili, maggiori vantaggi economici e minori sacrifici fiscali. In questo ben può fare da cartina di tornasole la nostra regione, certamente non seconda al resto d’Italia in quanto alla pratica di riciclo delle appartenenze partitiche, ma dove, inoltre, finanche l’avviato percorso di risanamento di specifiche e gravissime emergenze è stato d’improvviso subordinato ai supremi interessi della disputa elettorale. In particolare la ‘ndrangheta e la “malasanità” possono tranquillamente continuare a prosperare ed i calabresi a subire, visto che i predestinati taumaturghi, in sintonia con i loro sponsor, hanno ritenuto maggiormente utile scendere in campo per la conquista di una comoda poltrona parlamentare da dove poi, semmai, servire il popolo anziché continuare a penare in trincea. Come se non bastasse l’elettore vibonese sarà chiamato alle urne anche per il rinnovo del consiglio provinciale, repentinamente sciolto a seguito di analoga opzione fatta dal presidente in carica. Un’occasione indubbiamente ghiotta per la folta schiera di vecchi e nuovi aspiranti al proscenio politico-amministrativo. Anche le più attente e caute previsioni, infatti, non mancano d’individuare un abnorme proliferare di liste, che, dilagando oltre i pur numerosi simboli partitici della tradizione, richiameranno l’attenzione del cittadino elettore altresì su estemporanee aggregazioni di candidature e proposte; ovviamente tutte volte a dare soluzione alla penosa condizione in cui, nonostante ogni precedente praticata terapia, la realtà vibonese continua purtroppo a soffocare. Paradossalmente le carenze e le inefficienze del passato offrono spazi illimitati al fascino della speranza. Ed allora non vi saranno limiti a reiterare promesse ed intendimenti di possibili miraggi di progresso e di sviluppo. In un crescendo di disponibilità e di semplificazioni che, come al solito, non troverà altro limite che carenze d’immaginazione. Tutto apparirà possibile, tutto diverrà fattibile. Magari la luna nel pozzo. Esorcizzando la prevista ennesima pantomima, meglio sarebbe quindi interrogarsi sin d’ora sul perchè delle cose. A cominciare dal sospetto proliferare dei tanti profeti e della loro pretesa verginità. E chissà che, andando indietro a far mente locale, la memoria non riporti all’attenzione scenari difficilmente conciliabili con quanto questa nuova esperienza elettorale andrà evidenziando. Sarebbe veramente deleterio lasciarsi ancora ingannare da audaci venditori di fumo, che, biasimando l’inerzia di un passato di cui magari sono già stati in qualche modo inconcludenti protagonisti, ostentino improbabili schance di ulteriori capacità taumaturgiche. Scevri da facili entusiasmi ma anche da pericolose tentazioni qualunquistiche, occorre dunque seguire con la dovuta attenzione l’evolvere dell’attuale confuso scenario; fino all’ufficializzazione delle candidature e alle loro motivazioni, per poi derivare convincimenti e motivazioni sufficienti a giustificare una scelta. Quanto più possibile in funzione dell’interesse generale di un adeguato sviluppo del territorio e, quindi, delle prospettive di ciascuno; piuttosto che di illusori e meschini egoismi personali.
(Pubblicato su calabria ora di GIOVEDÌ 06 marzo 2008 PAGINA 35)
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