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Venditori di almanacchi

Di Mario Roperto 

Continuando una tradizione senza tempo, l'umanità insiste nel voler confinare nel passato ogni possibile male ed affidare al futuro l'utopia del riscatto, della conquista della felicità. II rifiuto della propria insoddisfacente condizione così come attualmente vissuta alimenta sempre nuove speranze, che, paradossalmente, il mistero del domani rende ancor più allettanti anziché deprimere con la paura dell'ignoto. Un modo come un altro per illudersi di esorcizzare la realtà, colpevole di proporci l'evidenza, attraverso la scommessa su un nuovo futuro che, per essere affidata al caso, non mancherà di gratificare le attese con nuove delusioni ed affanni. Da esorcizzare alla prossima occasione, naturalmente. In un circolo vizioso che nulla potrà aggiungere a quanto fin qui vissuto, ma che avrà comunque il merito di ricaricare lo spirito e rinvigorire 1a determinazione di mantenere il confronto con le asperità della vita e con quanto di buono o di cattivo il mondo saprà proporre.

Liquidato il 2007, sarà il neonato 2008 a farci sognare; fintantoché, sotto il peso dei suoi trascorsi trecentosessantacinque giorni, non dovrà rassegnarsi a condividere l'onta riservata dall'ostracismo popolare ai suoi tanti predecessori. Nel frattempo anche i cittadini vibonesi, complessivamente intesi nel senso della provincia, potranno legittimamente augurarsi di diventare protagonisti e destinatari di un modo diverso di intendere e di volere il proprio futuro, capace di privilegiare, finalmente, le ragioni di un riscatto socio-economico fin qui troppo a lungo disatteso. Alla mancanza di bacchette magiche, purtroppo inibite ai mortali, si dovrà necessariamente sopperire con l'impegno. Ciascuno per la sua parte. Senza eroismi, ma neppure defezioni. Bandendo l'arma dell'indice puntato e tendendo, invece, la mano nel giusto atto di solidarietà funzionale al comune progetto di risollevare in termini di dignitosa comparazione le sorti di questo territorio. Toccherà a ciascun cittadino abbandonare1a logora ed inconcludente assuefazione alla logica dell'assistenzialismo, esigendo, al contrario, dalla classe politica e dirigente il rispetto delle regole e la dovuta attenzione verso i tanti ed annosi problemi che continuano a condizionare ogni possibilità di adeguato sviluppo.

Toccherà a questa ultima, nel rispetto dei ruoli e delle scelte democratiche, dare risposte concrete alle esigenze del territorio e della sua gente, abbandonando, vivaddio, l'abusata e penosa pantomima così cara all'abitudine degli zingari nelle fiere paesane: fingere la rissa tra loro per gabbare, impuniti, il prossimo. Ponti d'oro al vecchio che se ne va, ma il nuovo sarà veramente tale? Non resta che augurarselo, anche se le avvisaglie mal depongono per una tale eventualità. Come trarre, infatti, fondati auspici in assenza di qual si voglia rendiconto del già fatto? La conclusione di un arco temporale, quale appunto la fine dell'anno appena trascorso, imporrebbe consuntivi di gestione su cui, semmai, innestare un prosieguo di dichiarate volontà progettuali coerenti e di nuovi previsti traguardi operativi. Un passaggio obbligato ma, chissà perché, sistematicamente eluso da politici e pubblici amministratori che preferiscono ricorrere alle solite accattivanti promesse.

In assenza di concreti richiami di riferimento, non resta che partire dai dati di comune esperienza e rilevare come il cartellone di debutto del nuovo anno insiste, innegabilmente, su eventi e circostanze non propriamente tran­quillizzanti: dai primati in tema di degrado ambientale e di quali­tà della vita, allo sconsiderato lie­vitare delle tariffe; dall'imperante malasanità, all'incapacità di attrarre ed utilizzare i fondi sta­tali e comunitari; dalla perenne precarietà delle amministrazioni locali e regionale, alla deficitaria valenza dell'azione politico-amministrativa; all'incapacità delle istituzioni di capire e di farsi ca­pire dai cittadini; alla crescita in­controllata e soffocante della cri­minalità organizzata e del malaf­fare.

Quanto lungo sarebbe an­cora l'elenco! Annose e gravissi­me problematiche puntualmente rimaste irrisolte, in barba ai precedenti impegni pomposamente assunti e nonostante un altro an­no sia trascorso. Ancora promes­se. Ma, insegna la saggezza popolare, che di buone intenzioni sono lastricate le strade dell'in­ferno. Vorranno finalmente prendere atto questi incalliti venditori di almanacchi che i cittadi­ni vibonesi, la provincia vibonese legittimamente ambiscono più gratificanti traguardi?

(Pubblicato GIOVEDÌ 3 gennaio 2008 PA8)

 

 

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